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#5 scioccanti consigli che DEVI sapere prima di scegliere scarpe sostenibili, rivelati da un tecnico.

Spiegati in modo semplice e comprensibile per chi non è un tecnico!

Tecnico della sostenibilità spiega come scegliere calzature sostenibili
Il nostro esperto di sostenibilità Lorenzo, ci parlerà di come riconoscere un brand realmente sostenibile.

Già che sei qui, significa che hai voglia di cambiamento, qui imparerai dei Tips che rivoluzioneranno il tuo modo di scegliere i criteri per valutare se un brand è sostenibile o ci sta semplicemente vendendo fuffa. 

Insieme al tecnico Lorenzo siamo andati a fondo su degli argomenti che probabilmente cambieranno il tuo modo di pensare, se quindi non sei pront* a cambiare idea, ti invito ad uscire dall’articolo e cliccare sul primo brand e ascoltare tutto quello che hanno da dirti.

Se invece, vuoi degli strumenti per valutare la trasparenza, ti consiglio vivamente di restare, i consigli di Lorenzo sono stati veramente fuorvianti.

Partiamo insieme per questo viaggio!

La pelle vegana è un’alternativa alla pelle vera?

Pensi che la pelle vegana sia sostenibile? Ti sbagli e di grosso, quando il nostro tecnico mi ha risposto così, sono rimasto scioccato! Ho sempre pensato che fosse un’ottima alternativa alla pelle di animale.

Cioè, non uccidere più animali e invece la sua risposta mi destabilizza “ soprattutto per il comparto delle calzature, ci sono ancora diversi brand che, per avere la pelle sintetica, usano PU o cloruro di polivinile (PVC).” Non a caso, GreenPeace ha ricordato che si tratta del “tipo di plastica più dannoso per l’ambiente”. Inoltre, terminata la produzione, il PVC continua a mettere a rischio la salute del pianeta: rilascia nell’aria gli ftalati e altri fumi tossici (tra cui diossine e BPA) che possono anche comportare delle problematiche per la salute dell’uomo. “

Gli effetti del fast fashion, e perchè non fermarsi alle etichette

Perché non dovresti MAI guardare le etichette, un’argomento che abbiamo trattato a lungo, da una parte è fondamentale avere delle certificazioni che garantiscono la provenienza ed il rispetto nella creazione. D’altro canto, dobbiamo sempre guardare chi ci sta parlando, facendo un’esempio sotto gli occhi di tutti: ZARA che lancia JOIN LIFE, autoproclamandosi sostenibile, ma ci accorgiamo presto che la cosa non sta in piedi; Come fa un brand che sfrutta persone in tutto il mondo a definirsi sostenibile? lascio a voi la libera interpretazione…

Costo e qualità, fattori fondamentali: Parlando dei paesi di produzione con Lorenzo (il nostro tecnico) siamo arrivati a capire quanto sia importante sostenere le realtà che ancora producono e ideano i loro prodotti in Italia. La qualità e l’attenzione al dettaglio, sottolinea il tecnico, è rimasta quella di una volta, e se a volte vediamo dei prezzi che non sono nella media di Nike o adidas, questo per noi dovrebbe solo stare a significare una qualità e attenzione al singolo prodotto, maggiore. La regola di, chi più spende meno spende è sempre attuale, solo se pensiamo a quali sono le scarpe che abbiamo da 10 anni o più nella scarpiera, nel mio caso ho solo prodotti di qualità.

Che fine fanno le nostre scarpe, la risposta per molti di noi è BO.

Che fine fanno queste scarpe? Ti sei mai chiest* come fare a smaltirle una volta che le avete usate? Probabilmente no, perché non c’è una cultura su questo. 

Il tecnico ci spiega che le scarpe sono il prodotto moda più difficile da smaltire perché un solo prodotto è fatto da molti materiali diversi (da 9 a 13) e come vediamo dalla raccolta differenziata, per riciclare un qualsiasi materiale abbiamo bisogno che il materiale sia lo stesso. 

Smaltire o riciclare una scarpa sarebbe troppo costoso per un qualsiasi brand!

Abbiamo scoperto però una giovane startup Italiana, che nasce con lo scopo di creare una scarpa che non abbia fine, che vuol dire questo? Vuol dire che al momento che avrai finito di usare la scarpa (testata per durare come una normalissima sneakers) non la butterai, ma la restituirai al brand che la distruggerà in mille pezzi per creare nuovi prodotti da essa, come è possibile? Utilizzando un solo materiale! .Ecco vorremmo più esempi così, esempi di economia circolare che sottolineano la manualità ma anche l’estro italiano.

Ringraziando Lorenzo, gli chiediamo quale brand ci potrebbe consigliare, e torna a parlare della startup sopra citata. 

Quando sono venuto a conoscenza di un progetto come .0 mi sono quasi commosso. 

il modello della startup si basa su un ciclo completo delle risorse, si parte da scarti di lavorazione per aver un prodotto che non avrà mai una fine

Il founder, David, ha 24 anni, partono da un materiale innovativo come gli scarti di lavorazione del legno e lavorano con i migliori produttori della zona. Che certificano sia la qualità del prodotto che la concretezza del progetto, i ragazzi sono da poco online, potrai trovare il prodotto qui!

Scopri la storia di .0! L’innovativa startup made in italy

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