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L’ACCORDO DI PARIGI

Spesso, quando si parla di crisi ambientale, si commette l’errore di attribuire subito la colpa unicamente alla negligenza umana, tendendo a generalizzare e fare di tutta l’erba un fascio. Eppure, con sforzi costanti, certe organizzazioni si impegnano a riparare quello che sembra irreparabile (e lo sarebbe se questi sforzi non venissero compiuti). Volete un esempio? Possiamo parlare dell’accordo di Parigi..

L’accordo è entrato in vigore il 4 novembre del 2016 dopo essere stato adottato alla conferenza sul clima di Parigi del 2015 (COP21) e formalmente ratificato dall’UE il 5 Ottobre 2016.

Il suo scopo principale è quello di rinforzare la risposta alla minaccia del cambiamento climatico, mantenendo il rialzo della temperatura in questo secolo ben al di sotto dei +2°C rispetto ai livelli preindustriali , con l’intenzione di non oltrepassare i +1,5°C.

I governi hanno concordato di fornire ai paesi in via di sviluppo un sostegno continuo e di sensibilizzare le varie popolazioni sugli impatti dei cambiamenti climatici.

L’accordo coinvolge tutti gli stati membri della convenzione quadro delle nazioni unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) riguardo alla riduzione di emissioni di gas serra.

L’UE è stata determinante nell’intermediare l’accordo con le grandi potenze e continua a ricoprire un ruolo guida in questa battaglia mondiale. 

Il contributo dell’UE per ogni sua singola nazione consiste nel ridurre di almeno il 40% le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Tutte le principali normative per l’attuazione di questo piano sono state adottate entro la fine del 2018.

MA COME SI PENSA DI ATTUARE QUESTO PIANO?

Tutti i Paesi si impegnano a presentare e commentare ogni cinque anni a livello internazionale un obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni; inoltre, i paesi più avanzati si impegnano a sostenere i paesi in via di sviluppo nell’adozione delle loro misure di riduzione delle emissioni; i paesi di vecchia industrializzazione dal 2020 erogheranno 100 miliardi all’anno per diffondere le tecnologie green e portare avanti la decarbonizzazione dell’economia; è stato infine stipulato un meccanismo di rimborsi per far fronte alle perdite finanziarie dei paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici.

Quindi, possiamo già notare come le tecnologie green (in buona misura in via di sviluppo) giocheranno un ruolo fondamentale in un mondo sempre meno lontano e non dovrà passare ancora molto prima che divengano lo standard internazionale.

E voi cosa ne pensate?

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